miércoles, 1 de abril de 2009

Una palabras ...



Por: ANA

Las palabras que hoy leerán, entre estas líneas entrelazadas y confusas acaso, pero servirán para darles un mensaje de optimismo que nos estimulará para seguir en la lucha teórica que posteriormente devendrá en la más sublime revolución.

Porque cuando pensamos en la lucha en ningún momento pasa por nuestras mentes la victoria individual, porque eso queda para aquellos que luchan con espíritu egoísta, propio de esta sociedad. Sin embargo tengo que decirles que la victoria que esperamos es para aquel que en la opresión, lucha por una sociedad en la que el dinero no será un elemento que separé al ser humano en estamentos sociales.

Tal vez no somos los bendecidos para vivir el cambio que esperamos con tanto anhelo, pero estoy totalmente convencida que nuestra lucha, que se acrecienta cada día más en nuestro país, dará ecos implacables que no cesarán hasta derribar por completo los estamentos de la explotación capitalista, frente a esta realidad tenemos la misión de delimitar el rumbo que forjará el camino lleno de gloria, pero no hablo de la gloria de los llamados “héroes”, hablo de la gloria que dará a luz a las mentes que llenaran el mundo del más alto grado de sublimidad humana.

Quizá algunos dirán que somos unos románticos Socialistas, que solo creemos en utopías, para quienes quieran que lean esto, yo les dijo que, en un mundo donde el poder está en manos de la brutalidad mas criminal que ha existido, habemos quienes creemos en una sociedad mejor. Porque así como en esta sociedad existen personas que creen en seres omnipotentes que no tienen sustento material, yo les confieso hoy que creo en el espíritu de lucha que radica en cada uno de nosotros.

En esta época hermanos de clase nos ha tocado levantar nuestras voces y tomar las armas de la mente para traer a pique este sistema que se ha levantado con la sangre de aquel que era nuestro hermano, que se levanto encegueciendo nuestro entendimiento, que se levanto amputando nuestra razón y nuestro espíritu revolucionario.
Ana - Militante de U.R.S

1 comentarios:

Anónimo dijo...

SALUTO DI CLASSE DAI COMPAGNI OPERAI RIVOLUZIONARI D'ITALIA!
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA

GIANCARLO LANDONIO

VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA-ITALIA

(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)

e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

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LA VIOLENZA NELLA LOTTA DI CLASSE

La storia delle società, divise in classi, esistite sino a oggi, è una storia di lotte di classe. Il contrasto aperto o latente fra le classi antagoniste, l'urto violento fra di loro fino alla guerra civile per la contesa del potere, sono stati, e sono tuttora, un fattore d'importanza fondamentale per tutta l'evoluzione sociale di queste società. Dallo schiavismo al feudalesimo, e da quest'ultimo al capitalismo, la violenza delle classi sottomesse e sfruttate ha costituito, senza eccezioni, il mezzo decisivo che ha consentito il nascere di una nuova forma sociale e l'affermarsi di un nuovo modo di produrre.

Lo Stato antico dei proprietari di schiavi, lo Stato di mezzo dei signori feudali, lo Stato moderno capitalista dei borghesi, sono indistintamente il risultato di un periodo di aspre e sanguinose lotte sociali, passate tutte quante in mezzo al fragore delle armi e attraverso l'eccidio della guerra civile. Nessuno di questi apparati di forza, forgiati di volta in volta dalla classe vittoriosa, è sbocciato da sé placido e incruento per evoluzione pacifica. Ciascuno è stato invece il prodotto di lotte violente e sanguinose, durate periodi più o meno lunghi.

Poiché ogni classe che aspira a liberarsi dal dominio della classe sfruttatrice deve prima di tutto impadronirsi del potere politico, che è custodito dalla forza dello Stato, l'emancipazione della classe sfruttata non è assolutamente possibile senza la distruzione dello Stato esistente e senza la costituzione di un nuovo Stato, che poggi sull'organizzazione armata della classe rivoluzionaria, unica in grado di garantirne il mantenimento. Lo Stato, macchina di oppressione della classe dominante, non si penetra né si conquista. Si distrugge.

I comunisti rivoluzionari affermano perciò che la lotta di classe tra proletariato e borghesia deve condurre necessariamente alla dittatura del proletariato, all'organizzazione del potere e del dominio "dispotico" della classe operaia. E sottolineano che tutto ciò non può avvenire che attraverso una lotta dura, accanita, violenta e armata. Essi riconoscono questa necessità e ad essa conformano la loro azione.

Gli impareggiabili conciliatori sociali dei nostri tempi, che predicano la via democratica al potere, la via parlamentare al socialismo, hanno superato di certo per il loro cinismo, per la loro spudoratezza, i revisionisti classici di settant'anni or sono, i riformisti della fine del secolo scorso, i socialpacifisti e socialpatrioti di questo secolo. Costoro rendono un servizio inestimabile alla borghesia e, bisogna che gli operai, risvegliandosi, imparino di nuovo a trattarli come essi effettivamente meritano: da servi venduti al capitale.

Perché come gli opportunisti del passato, e peggio ancora di loro, i comunisti democratici e parlamentari di oggi invocano la "situazione del nostro tempo", le "mutate circostanze storiche", per giustificare con un pretesto formale la loro collaborazione di classe, per coprire il loro passaggio al campo avversario, per nascondere il loro vile opportunismo. Perché invece di trarre dall'evoluzione imperialistica del capitale, dalla concentrazione intercontinentale del capitale, dal dominio del capitale sullo Stato, la lezione della necessità assoluta e suprema della violenza rivoluzionaria, tirano la conclusione opposta: ridicola, falsa, capitolarda, della conquista parlamentare del potere, del passaggio pacifico al socialismo. Perché invece di concentrare, come e assolutamente necessario, l'attenzione e l'energia del proletariato verso il traguardo della lotta rivoluzionaria internazionale, lo immiseriscono, lo ridicolizzano, nel pantano della nazione e nella meschinità della patria.

L'esperienza internazionale del secolo scorso dimostra, con la forza incontestabile degli eventi, come il movimento operaio ha dovuto ad ogni suo passo scontrarsi con le classi dominanti. Come ad ogni suo tentativo di farsi luce, di avanzare sul terreno politico e sociale, ha dovuto per aprirsi il varco ricorrere ai mezzi più drastici di combattimento. Come ad ogni azione, ad ogni episodio di lotta di classe e ad ogni sconfitta ha dovuto fronteggiare e subire le forme più atroci e violente di reazione e di oppressione dalla classe dominante. Dalle lotte di classe in Francia, in Germania, Austria, ecc. del 1848 alla Comune di Parigi e alle lotte di fine secolo in Europa e fuori di Europa, il proletariato di tutti i paesi ha solidamente esperimentato, quasi dappertutto, la dittatura feroce della borghesia e il tallone di ferro del capitale. Esso ha scontato così l'insegnamento che il potere della borghesia si rovescia e può essere rovesciato soltanto con l'insurrezione armata.

L'esperienza mondiale di questo scorcio di secolo riconferma in modo clamoroso e schiacciante, con tutta una montagna smisurata di avvenimenti, di fatti giganteschi, di episodi colossali, di fatti più o meno grandi, ecc., che il proletariato deve ricorrere, per poter spezzare il dominio della borghesia, per impadronirsi del potere, alla lotta violenta, all'insurrezione e al terrore di classe.

Il capitalismo della fase storica che attraversiamo dispone di così formidabili strumenti di dominio e di inquadramento della classe sfruttata che è un'illusione suicida credere, anche per un attimo solo, che esso possa essere vinto e superato senza frattura rivoluzionaria, senza violenza di classe. Ai giorni nostri distruggere la macchina statale della borghesia, per rovesciare il potere dei capitalisti e instaurare il potere degli operai, è un evento che soltanto il sommovimento profondo delle masse sfruttate può assicurare. E' un avvenimento che soltanto l'insurrezione armata e il più poderoso armamento militare della classe rivoluzionaria possono realizzare.

Bisogna coprire di sarcasmo, di disprezzo il ridicolo e vile attaccamento ai metodi democratici, l'adorazione filistea dei metodi pacifici e parlamentari, con i quali i partiti comunisti dei nostri tempi, usurpando l'appellativo di comunista per meglio ingannare il proletariato, danno ad intendere che la classe operaia possa conquistare il potere politico.

La lotta di classe per il comunismo è la battaglia politica più radicale, più profonda, più universale, che la storia della Civiltà presenta. Uscire dal capitalismo è il salto più grandioso della specie umana che si possa immaginare. Giacché non si tratta più del trapasso del potere da una classe ad un'altra classe sfruttatrice, come è avvenuto finora. Ma si tratta, per la prima volta, della distruzione, e per sempre, del potere di classe e della soppressione stessa delle classi sociali. Si tratta del sovvertimento fin dalle fondamenta di tutta una società, che sia negli aspetti economici, sia in quelli politici e ideologici, racchiude l'essenza delle infamie sociali e delle forme di oppressione, che la storia delle società di classi ha accumulato e tramandato fin qua.

E per far che tutto questo avvenga, sono assolutamente necessari la più grande risolutezza, la più grande volontà di combattimento, il più grande movimento rivoluzionario, il più grande impiego della violenza di classe, che la presente epoca abbia mai visto sinora. Ed è a ciò che va preparata imperativamente la classe operaia del mondo intero.

(Apparso su La Rivoluzione Comunista n.4, maggio 1965)

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